Quali Problemi

Alcune questioni meritano una attenzione particolare se si vuole ricostruire un’idea di città.

La questione ecologica non è un lusso. Le città sono ecosistemi fortemente energivori. Alcuni grattacieli di Chicago (illuminati anche di notte) consumano energia in un sol giorno quanto 1000 indiani in un anno. Dall’alto dei satelliti, di notte, le concentrazioni urbane sono le uniche cose visibili del pianeta. Lo spreco energetico non è l’unico aspetto ecologico: c’è spreco di materia, di territorio, d’acqua.

Alla base della questione ecologica c’è un riduzionismo culturale, la perdita di pratiche e conoscenze di co-evoluzione che ci ricordano che siamo una specie ospite insieme alle altre specie e che molta della nostra vita dipende dai servizi che la natura ci offre.

Lo spazio della città di Roma è dilatato. La distinzione tra la città e il resto della provincia (che è ormai interamente investita dalla realtà urbana romana, sia in termini insediativi, che di mobilità, che di uso delle risorse, che di culture prevalenti) è divenuta strumento per giustificare diversi ed arbitrari approcci di governo delle risorse territoriali.

Il problema dell’uso del territorio deve essere rimesso al centro della discussione pubblica. Occorre resistere all’idea che sia oggetto di appropriazione dei più forti e di speculazione e riaffermare il principio che è un ‘bene comune’ che appartiene a tutti e deve essere usato in nome della collettività.

Il problema delle aree agricole e dei grandi spazi aperti: le grandi aree urbane, metropolitane, comprendono vasti territori “agricoli” che sono diversamente produttivi. In quanto tali costituiscono presidio conservativo dell’ambiente territoriale e dell’identità paesaggistica dell’insediamento. Per questo costituiscono un bene comune e la scelta di precluderle all’urbanizzazione appartiene alla collettività. Il mantenimento e il potenziamento della loro produttività può contribuire alla costruzione di filiere corte, ecologicamente sostenibili di approvvigionamento locale di beni alimentari.

Il mezzo di trasporto convenzionale – l’automobile – non ha più futuro. I vantaggi iniziali di libertà, autonomia, sono stati completamente erosi dai costi e dall’impedimento alla circolazione. Va completamente ripensato il sistema della mobilità urbana e metropolitana; il modo, veramente moderno, di spostarsi in città.

Il problema dei rifiuti va affrontato con sfide all’altezza della situazione. Occorre pensare ai tempi lunghi, al nostro rapporto antropologico coi rifiuti e col sistema di produzione e consumo. Il sistema della raccolta differenziata deve diventare uno dei temi centrali della vita in città e del suo sviluppo, ma bisogna anche ragionare sulla riduzione a monte dei rifiuti rimettendo in discussione l’attuale modo di produrre e consumare.

Il problema della convivenza. Al centro il tema dell’universalità della differenza vs l’universalismo dei diritti. La differenza deve diventare un valore positivo e non una minaccia. “L’aria della città rende liberi” stava a significare che le realtà comunali, nel passato, erano luoghi d’incrocio di identità differenti senza che si rendessero necessarie rigide politiche identitarie o occupazioni militari dello spazio pubblico. Questa era la realtà dell’urbanesimo europeo e non un sogno della sinistra.

Il tema dell’abitazione deve essere affrontato in modi radicalmente nuovi conseguenti al cambiamento dei modelli di vita. La casa non può essere l’assillo economico principale delle persone. Vanno inventate forme differenziate di interventi: la questione degli studenti, le famiglie senza casa, gli sfratti, le nuove giovani famiglie. La soluzione del problema non può essere delegata agli accordi tra costruttori e amministrazione. Va rivista la politica della proprietà della casa come unica forma di assicurazione dell’abitare.

Il problema della cura, del farsi carico della solidarietà, dell’assistenza… il welfare urbano va rimesso nell’agenda dei lavori, se non vogliamo che la città subisca fenomeni di imbarbarimento sociale. L’esempio delle banlieues parigine non è roba di altri mondi. Avvisi di incendio stanno nascendo anche nelle nostre periferie. Tra l’altro, non è da sottovalutare il problema degli anziani che, nel giro di pochi anni, esploderà nelle città e che sarà da affrontare in termini completamente nuovi.