L’attuale crisi della cultura politica
L’unico modo di uscire dalla situazione di stallo in cui i partiti si stanno accartocciando su se stessi è quello di non chiudersi nel lamento, ma di uscire allo scoperto e di avventurarsi nel campo aperto della Cultura, della Politica e del contatto con gli altri soggetti collettivi e individuali.
Il disastro elettorale ha posto fine ad una pietosa agonia, che può essere letta come una sfida per la democrazia. Esso ci spinge a ripensarla.
Alle sfide si risponde, non si resta muti. L’evitarle è un segno di debolezza di cui approfittano coloro che non amano la democrazia. E il gioco, non più nascosto, si sta svolgendo alla luce del sole tra gli sguardi ora distratti, ora assenti, ora complici di coloro che se la vedono sfilare sotto il naso e non danno segni di accorgersene.
La ricerca spasmodica del consenso genera il mostro di maggioranze che, lungi dal governare, dominano, e lo spessore etico della Politica naufraga.
Il percorso verso un mondo migliore può prendere quota solo se tra chi governa e chi è governato c’è un rapporto di fiducia. Laddove, ed è il nostro caso, la fiducia ristagna, la Politica ne soffre per una generale diffidenza: la democrazia si riduce a cerimoniale.
Al nuovo analfabetismo che viene a crearsi risponde, e si organizza, una nuova élite di potere che si nutre di sondaggi, di burocrazia incomunicabile, di convegni, di sistemi di comunicazione imbalsamati e manovrati da pochi.
Ci chiediamo, allarmati, che valore abbia il consenso causato da un tale meccanismo. Ci chiediamo se la ricerca fine a se stessa del consenso possa avere qualche valore. La nostra risposta è negativa.
Ci chiediamo se nell’arte del governo altri debbano essere gli elementi da considerare a garanzia di un corretto rapporto tra governanti e governati. La nostra risposta è positiva. Ed è da qui che prendono corpo le nostre domande e la nostra ricerca.
Siamo consapevoli del declino culturale, etico e politico dal quale bisogna risalire dando ascolto a quell’anima che vive nel paese, che si muove, si temporalizza, si politicizza. E’ l’anima frammentata in tanti corpi di individui isolati anche quando sono impegnati nell’associazionismo, nel mondo del volontariato, nelle cooperative, nelle Ong, nei movimenti, nelle comunità di base. Spesso essi finiscono col farsi “assimilare” dalle dinamiche accattivanti di questo sistema di potere piuttosto che farsi carico del disagio cercando di dargli valenza di riscatto sociale e politico. E quando vi si confrontano a testa alta non trovano nella politica dei partiti e delle istituzioni quell’ascolto e quell’accoglienza che sarebbe loro dovuta.
Per questo affermiamo che l’attuale quadro politico ha esaurito la sua funzione storica ed i tentativi, in atto, di autoresuscitarsi somigliano a quei corpi che si agitano nelle sabbie mobili affondando ancora di più.
Il desiderio di partecipazione fino alla fase decisionale ha subìto un progressivo esproprio da parte dei partiti, che hanno attribuito tutto il potere alle loro stesse segreterie. Ciò ha determinato l’esodo massiccio dei cittadini dalla Politica.
I vertici dei partiti, il cui delirio di onnipotenza ha contagiato tutti, privi del critico alimento della partecipazione e del confronto, hanno monopolizzato la decisione, e, come è nella logica di ogni potere, hanno preteso di essere applauditi chiedendoci di firmare una delega a ogni scadenza elettorale.
E continuano a chiamarla democrazia! Per noi non ne è che la parvenza.
Per noi la democrazia si ha quando i rappresentanti si mettono a disposizione dei rappresentati, si mettono a servizio della società ed insieme si elaborano tutti quei meccanismi perché la rappresentanza non si isoli nell’autoreferenzialità, ma si lasci nutrire, correggere, sostituire, controllare dai cittadini e dalle cittadine, unici depositari della sovranità.
Nella democrazia non esistono deleghe in bianco.
I vecchi partiti sono morti nel momento in cui si sono legittimati tra di loro, e la rappresentanza è stata svuotata del suo valore. I vecchi partiti sono morti in questo vuoto, ed a noi occorre pensare a nuove forme di democrazia e di partecipazione a cominciare dalla conoscenza e dall’ascolto a quelle numerose esperienze di gruppi, comitati, associazioni della società civile che, sempre più sole, agiscono a tutto campo cimentandosi anche in alcuni ambiti dell’economia, della cultura, della gestione del territorio, delle tematiche ambientali, della valorizzazione delle differenze. Una democrazia si alimenta nella osmosi di queste esperienze che, quando escono dalla esemplarità di gruppo e tendono a diventare sistema, sono espressione di una ricca molteplicità.
Ora, dopo il nubifragio, gli orizzonti sono diventati più mobili. Siamo usciti dall’angusta politica partitica e ci prepariamo ad entrare nella dimensione di un nuovo orizzonte politico dove le ragioni e il destino dell’uomo e della terra su cui vive prendono corpo e mettono al bando i temi della politica politicante.
I bisogni della città e quelli dell’intero paese non sono scomparsi solo perché si è modificato il quadro della rappresentanza parlamentare. Tutt’altro, si sono acuiti.
Nella storia italiana, diverse culture politiche (dal socialismo al cattolicesimo democratico, ai recenti movimenti) si sono incontrate, intrecciate e arricchite reciprocamente. Alcuni punti comuni rimangono un riferimento ancora oggi:
- L’etica della politica; un richiamo ancor più forte di fronte all’avanzare della globalizzazione e della rivoluzione tecnologica, che pongono problemi nuovi e quanto mai urgenti. Parliamo di una Politica intesa come servizio, le cui caratteristiche sono l’impegno, il disinteresse, la gratuità, la competenza, l’onestà a tutta prova, la credibilità di chi la conduce, lo spendersi per l’altro.
- La laicità dello stato è un valore da tutelare. Nel momento in cui tutte le religioni e molte culture, in crisi di identità, sono attraversate da vari fondamentalismi, che sostituiscono il dialogo e la comune ricerca con il rafforzamento delle proprie strutture ideologiche e dei propri apparati supponenti e repressivi, la laicità è lo spazio che garantisce a tutti la libertà di espressione.
- Politiche sociali che tutelino e promuovano le fasce più deboli della società, dai giovani ai vecchi, ai migranti. Il mito del progresso e della continua crescita economica non possono più misurare il nostro grado di civiltà, ma la giustizia e l’equità devono rimanere il fondamento dell’agire politico.
- Il tema della pace, che sta diventando sempre di più una vana esortazione e sempre meno una politica, specialmente verso quella parte del mondo che sta soccombendo sotto il martello disumano della globalizzazione. Il capitale transnazionale, di fatto, sta mettendo popoli poveri contro altri popoli poveri.
- La cura della terra, che è un bene comune. Tutte le religioni credono che la terra appartenga a Dio e ogni forma di proprietà o di possesso o di comportamento ingiusto ledono e offendono la persona e l’ambiente.
Nel cattolicesimo di base democratico e popolare, così proprio della storia italiana, si è accumulato nel tempo un ricco patrimonio di attenzione e di sensibilità, di idee, di progetti, di iniziative tendenti a costituire un unico campo di impegno con movimenti politici e culturali nati da altre esperienze, ma con uguali sensibilità.
Riprendere contatto con questo universo significa arricchirsi reciprocamente e portare nel cuore della Politica ciò che è stato più caro sia al movimento socialista, fin dalle origini, sia al movimento cattolico democratico, custode e testimone dialettico del messaggio evangelico.