La questione migranti


			“Ho visto dei Bantu nei nostri pubs.
			Ho visto dei Tutsi sull’autobus.
			Ho visto degli Inka ad Ostenda
			e dei cileni sulla spiaggia….
			Apriti impaurito uomo bianco,
			apriti”.

			

Attualmente 250 milioni di persone si trovano fuori dei loro paesi d’origine, e la cifra tende rapidamente ad alzarsi.

Come sempre, i migranti sono persone in fuga dalla propria miserevole condizione di vita, e vengono a sopperire alla mancanza di forza lavoro nelle attività più umili e disgraziate. A loro è affidata la raccolta nell’agricoltura, la costruzione e la pulizia delle nostre case, la vita e la morte dei nostri anziani.

Subiscono quotidianamente ogni tipo di ingiustizia e sottomissione, sono ritenute responsabili del degrado sociale, non riescono a curarsi quando stanno male, sono schiavizzati e venduti da padroni senza scrupoli.

Solo pochissimi riescono a ottenere ciò per cui hanno lasciato la loro terra. La maggior parte di loro sono precari, oggi lavorano, domani chissà, dopodomani forse.

Queste persone non godono di nessuna considerazione dell’ambiente sociale, sono negati loro i diritti e non possono ribellarsi pena la perdita del posto di lavoro.

Sono il nuovo “esercito industriale di riserva” che il capitale transnazionale manovra a piacimento. Il dominio mondiale del capitale si difende con politiche restrittive e, spesso, inumane, ma, allo stesso tempo, ha bisogno delle persone da cui vuole difendersi.

La Politica deve assumere la tematica dei migranti come punto centrale, partendo dall’accoglienza, intesa come riconoscimento di diritti e non come beneficenza, dall’”incontro con lo Straniero”, dalla cultura della differenza.

Le politiche securitarie e dei “muri”, fingendo di tamponare il problema, alimentano piuttosto le nostre paure inducendo comportamenti razzisti e xenofobi.

L’invecchiamento delle nostre società

Gli anziani, che ora costituiscono il 23% dell’intera popolazione, continuano e continueranno ad aumentare. L’allungamento della vita non elimina l’invecchiamento e molte persone vivono un lungo processo di declino fisico e mentale che pone domande nuove all’intera società.

Il problema, tra i più urgenti e significativi, è specchio della società occidentale contemporanea, con la sua paura e la sua incapacità di affrontare l’invecchiamento e la morte.

L’invecchiamento suscita problematiche non solo personali e familiari, ma anche sociali. Parliamo della dimensione degli alloggi, dell’organizzazione e della spesa per i servizi, dell’erogazione delle cure mediche e dell’assistenza, del pensionamento.

La Politica non può delegare ai privati un tale compito, ma deve assumerlo in prima persona.

Nel nostro paese e nelle nostre città i modi di affrontare i problemi connessi all’invecchiamento sono arretrati, limitati, inadeguati e “scaricati” sulle spalle delle migranti. La cura intesa come rapporto di attenzione e affetto nei confronti dei nostri cari, è semplicemente sopraffatta da una società nel cui DNA culturale tutto ciò che non è “produttivo” non conta, a meno di trasformarsi in merce.

Nel giro di 20 anni, in Italia, gli ultra 65 raggiungeranno la cifra di 16 milioni di persone e il mondo degli interessi ha già messo su di loro le mani prevedendo una fitta rete di ricoveri-ospizi, che chiamano case di riposo, o ha realizzato una rete di cooperative (sociali!!) convenzionate con i Comuni dove l’assistenza si traduce in una vera e propria catena di montaggio. La Politica deve prescindere da simili calcoli e mettere al primo posto la persona, specialmente nel punto della sua massima fragilità.