Lettera aperta alla città

Sentiamo il bisogno di rivolgere questa lettera alla città perché siamo preoccupati per lo stato della democrazia nel nostro paese e nella città di Roma. Nelle pagine che seguono proviamo a discuterne, disegnando un profilo critico e possibilmente propositivo. Siamo preoccupati per il progressivo allontanamento del nostro paese dai principi costituzionali e dallo stato di diritto, dal momento che le decisioni politiche e le scelte programmatiche sono stabilite fuori dalla concertazione della prassi collettiva. Siamo preoccupati perché la disaffezione verso la politica e il disprezzo verso le istituzioni che oggi pare essere uno dei pochi sentimenti nazionali rimasti vivi in Italia, hanno portato a questo risultato, esiziale per la vita della democrazia: sono i cittadini stessi a spogliarsi degli attributi che li qualificano come tali; sono i cittadini stessi che si astengono, perché reputano la loro partecipazione inutile, superflua e la politica corrotta e irrecuperabile.

La crisi della politica che da anni caratterizza il Paese ha assunto proporzioni così ampie che occorre una terapia d’urto, un cambio di paradigma. La situazione della città di Roma e della cultura politica che attraversa la capitale e l’Italia è grave, per non dire drammatica.

La pochezza, se non la mancanza, di idee e di politiche di un certo spessore e di un certo respiro sembra caratterizzare i diversi raggruppamenti politici, spesso assorbiti da preoccupazioni e logiche interne e autoreferenziali.

In discussione ci sono problemi cruciali sul lavoro, sul cambiamento climatico, sull’economia e sulla finanza, sulla precarietà, sull’insicurezza sociale, sui beni comuni, sul senso della democrazia, sullo spazio pubblico, sull’abitare, sulla partecipazione, sulla solidarietà e sulla convivenza. Sono temi che pesano sempre di più sulla vita quotidiana e ordinaria delle persone e che richiedono risposte adeguate e non superficiali.

A questo scopo le scelte e le culture politiche tradizionali appaiono del tutto insufficienti e inadeguate; richiedono una forte inversione di senso, che tenga conto delle nuove sensibilità, anche di quelle indotte dalla globalizzazione.

Il processo di globalizzazione neoliberista e la nuova fase del capitalismo finanziario, insostenibile anche sul piano ecologico oltre che su quello sociale ed etico, hanno investito la vita dell’intero pianeta e tendono a frammentare l’umanità piuttosto che a unirla, pongono problemi nuovi, anche rispetto alla scienza e alla tecnologia. È in atto un processo di esclusione di cui i poveri sono le prime, inevitabili vittime, ormai considerati un’”eccedenza”, un “esubero”, una “palla al piede”.

Gli effetti della globalizzazione capitalistica che stanno sotto i nostri occhi sono l’insicurezza economica e la precarizzazione del lavoro, l’instabilità dei mercati soggetti alle incursioni selvagge della finanza speculativa, la divaricazione crescente e iniqua della distribuzione delle ricchezze, lo sfruttamento esasperato della natura e delle risorse naturali.

Tutto ciò ha accresciuto e accresce gli squilibri sociali e territoriali, di fronte ai quali noi non possiamo avere una posizione neutrale. Al contrario, ci impegnano sul versante della convivenza umana che i processi di globalizzazione e di crescita insostenibile mettono a rischio. A tal fine occorre prendere atto che la questione ecologica non è un lusso, ma una necessità e che alla base di tale questione vi è il riduzionismo culturale che ci impedisce di vedere che gli umani sono una specie ospite della Terra insieme alle altre specie e che molta della nostra vita dipende dai servizi che la natura ci offre.

Occorre rimettere nell’agenda politica la cura, la solidarietà, la sobrietà e un nuovo welfare locale, se vogliamo arginare i fenomeni di crescente imbarbarimento sociale. Occorre produrre legame sociale e fare società attraverso il conflitto che pervade la vita reale delle comunità e che può trovare una soluzione equa solo grazie alla partecipazione alle scelte da parte delle persone direttamente coinvolte.

Come gruppo di persone che ha a cuore questa città e la ritiene capace di futuro abbiamo avviato un lavoro di riflessione della situazione attuale, ma anche sulle prospettive con cui guardare ai problemi con cui ci confrontiamo.

Vogliamo, in questo modo, rispondere all’esigenza di creare uno spazio pubblico di riflessione e di discussione critica e costruttiva, colmando un vuoto e una carenza cui nessun soggetto istituzionale sembra in grado di porre rimedio.

Siamo un gruppo di persone che vengono da un impegno di studio e di ricerca, di lavoro, di esperienza nella realtà del disagio sociale. Siamo persone sensibili alle esigenze sociali e al bisogno degli ultimi, che anche durante la precedente consiliatura avevano espresso, a diverso titolo e in forme diverse, critiche e preoccupazioni, cercando di sollevare problematiche e riflessioni che si sono puntualmente riproposte.

É proprio sul terreno della cultura politica che è necessario lavorare, proponendo al dibattito alcuni temi fondamentali, alcuni approcci e alcuni punti di vista, qui lanciati in maniera sintetica e non esaustiva nel documento che segue, che abbiamo chiamato “Per un nuovo percorso della politica”.

L’intenzione è di attivare un processo diffuso di discussione e maturazione politica col duplice scopo sia di promuovere, ricostruire e sostenere una rete di soggetti politicamente responsabili e impegnati, sia di contribuire alla costruzione di un patrimonio di idee condivise per il futuro della città e del Paese, nonché di un’”agenda politica” adeguata.

Occorrono nuovi linguaggi, nuovi volti, nuovi progetti, nuove creatività, nuove capacità, che non lavorino per se stesse, ma per impegnarsi a servizio di una collettività da ricostruire. Occorre ridare alla Politica una credibilità, una intensità etica che ora è ai minimi storici. Il dibattito che proponiamo servirà a restituirci le ragioni dell’impegno politico in tutti gli aspetti della vita pubblica. Davanti a noi si apre un percorso nuovo e lungo, di ampio coinvolgimento dei soggetti interessati. Risalire la china non appartiene ai tempi brevi.

Ora si tratta di costruire insieme un’esperienza dove tutti si possano riconoscere come autori e protagonisti, al di fuori delle distorsioni dei percorsi partitici che ben conosciamo. Nella pratica del nuovo spazio politico si metterà l’accento sui contenuti, sulle analisi dei fatti, sulle proposte di soluzioni dei problemi sulle quali dovremo condividere una visione.

Ci rivolgiamo a tutti coloro che sono interessati a questa riflessione, alla ricostruzione di un senso del bene comune. Non ci rivolgiamo tanto ai professionisti della Politica quanto alla coscienza critica del cittadino, al suo senso etico, alla sua capacità di indignarsi e reagire, alle capacità progettuali, a quelle qualità che, da tempo, chiedono di essere tradotte in scelte politiche organizzate. Ci rivolgiamo alla fascia della sofferenza sociale, a tutti coloro che credono possibile un altro mondo e un’altra città.

Le contraddizioni della globalizzazione capitalista minacciano di aggravarsi e già tendono ad esplodere con ripercussioni impressionanti sulla vita delle persone. Il ruolo della politica è quello di costruire le condizioni di un agire che annunci la possibilità di un altro mondo. Il dibattito deve essere pervaso da una tensione progettuale.

Abbiamo il dovere di ragionare su quale idea di società vogliamo impegnarci. Contro la rassegnazione, il nichilismo serpeggiante e “inquietante” che si annida nella coscienza di molti, contro l’angoscia dell’impotenza, ripartiamo dal “tendere a…”. E’ la percezione della finalità che muove i movimenti, le associazioni, i singoli.

Noi vogliamo impegnarci per una politica dell’accoglienza e dell’incontro, che contrasti qualsiasi forma di ingiustizia e sopraffazione dell’uomo sull’uomo e dell’umanità sulla terra tutta, con una tensione ideale che ponga le ragioni dell’uomo, e non dell’economia, al centro dell’attenzione.

In particolare vogliamo misurarci con i problemi che investono la città di Roma per ricostruire un’idea di città, ripensare la partecipazione e attivare forme democratiche di governo della città.

In conclusione

Nel documento “Per un nuovo percorso della politica” tocchiamo solo alcuni dei temi più rilevanti per aprire e sviluppare un grande e capillare dibattito in diverse realtà della città e del paese, anche sfruttando le potenzialità delle nuove tecnologie comunicative.

La griglia tematica che proponiamo è solo esemplificativa di un approccio. Ai temi accennati ne vanno sicuramente aggiunti tanti altri.

Ci impegniamo, quindi, ad organizzare una serie di incontri con i soggetti attivi sul territorio, interessati ai problemi che proponiamo: le organizzazioni di quartiere, le associazioni che operano nel sociale, i comitati di lotta, le organizzazioni sindacali, le associazioni degli immigrati e le associazioni di donne. Vorremmo organizzare dibattiti nei luoghi ove più si manifesta il conflitto: l’università, le scuole, i luoghi di lavoro, i quartieri, gli stabili occupati.

Contemporaneamente pubblicheremo la lettera e il documento sul sito: www.farecitta.it e svilupperemo un dibattito on-line.

Ci aspettiamo che il confronto porti ad una sintesi cui tutti, in misura diversa, abbiano partecipato e si possano riconoscere, pur nelle diversità.

Gruppo Modello Roma

B. Amoruso, P. Berdini, A. Castagnola, A. Castronovi, G. Caudo, C. Cellamare, G. Ricoveri, B. Rossi Doria, V. Sartogo, E. Scandurra, G. Schettini

Gruppo Non Tacere

C. Antonicelli, A. Bozzoli, L. Celidonio, G. Napoletano, R. Sardelli