Le povertà culturali
La cultura deve presiedere ai processi formativi dei cittadini. É attraverso la cultura che l’uomo acquisisce le conoscenze e la capacità critica intesa come capacità di analisi e di giudizio. È compito della Politica farsi carico della loro rigenerazione coinvolgendo nei processi educativi la responsabilità della “Polis”, e della “civitas”.
Per noi la cultura non nasce per addormentare, ma per risvegliare e nutrire coscienze critiche, non nasce nel chiuso di qualche studiolo o dal cervello di illuminati progressisti, bensì in un contesto che favorisce e promuove la dignità degli esseri umani e il riscatto sociale. E’ dalla cultura che nascono le interpretazioni dei fatti, è dalla cultura che nasce la capacità di essere artefici e attori degli eventi e non passivi spettatori, è dalla cultura che nasce il desiderio della conoscenza, del cambiamento.
La Politica non deve rinunciare a curare i luoghi dell’educazione e della formazione, né metterli al servizio del mercato. Se la scuola e la formazione vengono ridotte a merce, oltre a negare il fondamentale diritto costituzionale all’istruzione di tutti, si aprono voragini di disuguaglianza e si impoveriscono i cittadini.
Il vuoto che si viene a creare è riempito dalla banalità, dai media, dai centri commerciali, ecc., che sgretolano ciò che resta della cultura della relazione per ripiegare sulla cultura dell’”effimero,” diventata la sigla delle politiche culturali dei nostri giorni.
L’apparente libertà del cittadino, spoglia della responsabilità sociale, si riveste di individualismo e di narcisismo e perde di vista l’altro.
Dietro l’avanzare di una simile manipolazione della cultura bisogna che la Politica tragga dall’isolamento l’opera educativa e la restituisca alla comunità che così diventa il soggetto educante.
Risalire la china non è facile, ma se non ci proviamo saremo sommersi dall’omologazione.