Il progetto farecittà nasce dalla congiunzione di due diversi percorsi, che hanno unito i loro sforzi per dare vita ad un itinerario di studio e riflessione sulle realtà del presente, i conflitti e le traiettorie di uscita dalle problematiche della democrazia del nostro paese. Nel momento in cui le basi della comunità civile vengono corrose, le povertà culturali creano un cittadino offeso ma inoffensivo e le istituzioni deragliano dalle direttrici costituzionali, abbiamo sentito la necessità impellente di provare a dare una risposta.

Nello specifico, i due percorsi da cui veniamo sono il gruppo Non Tacere ed il Modello Roma.

L’ esperienza del Gruppo non Tacere che nasce idealmente nel 1968 quando don Roberto Sardelli va a vivere con i baraccati dell’Acquedotto Felice nel quartiere Tuscolano a Roma e fonda la "scuola 725", dove sperimenta una visione innovativa della formazione dei ragazzi, sulle tracce di Don Lorenzo Milani. Roberto insegna ai ragazzi a rivendicare con orgoglio le loro origini e le culture d’appartenenza per affermare con coraggio la propria dignità.

Nel 2006, don Roberto ha deciso di rincontrare i suoi ex allievi. Con loro, a distanza di trent’anni ha scritto una nuova lettera al sindaco sui mali di Roma e della società. Da qui sono stati intessuti i fili di un discorso che ad oggi coinvolge donne, giovani, migranti, precarie/i.

Coloro che si sono occupati segnatamente del documento “Per un nuovo percorso della politica” sono:

C. Antonicelli, A. Bozzoli, L. Celidonio, G. Napoletano, R. Sardelli.

Il Modello Roma è il nome di un libro, scritto da un gruppo eterogeneo di studiosi che ne ha adottato il nome, composto da:

E. Scandurra (docente di Urbanistica), B. Amoroso (economista), A. Castagnola (economista), R. Troisi (economista), P. Berdini (ingegnere urbanista), A. Castronovi (dirigente Cgil), G. Caudo (ricercatore di Urbanistica), V. Sartogo (studioso di problemi ecologici), G. Ricoveri (studiosa dei problemi dello sviluppo), C. Cellamare docente di Urbanistica), B. Rossi Doria (docente di Urbanistica).

L’unione di questi due esperienze, pur non cancellando affatto la molteplicità delle nostre visioni, sta a significare il tentativo di ricongiungere sapere ed organizzazione del consenso. Un ambizione che nasce dalla convinzione che la conoscenza critica dell’esistente ha come conseguenza diretta un dovere immediatamente politico, e che quindi il discernimento intellettuale è inutile torsione sofistica fuori dall’agone sociale.

Il nostro intento è essere un movimento di idee che accenda quel sano furore partecipativo senza il quale il cittadino dismette il suo ruolo cardine nel meccanismo democratico, decretando di conseguenza la fine dello stesso.

Davanti a noi abbiamo orizzonti inquietanti. Il muro del potere politico è sordo all’incessante flusso dei corpi che si muovono nel bacino sociale. D’altra parte, la cosiddetta società civile si muove debolmente e quasi sempre subalterna alla logica dominante del capitalismo, quando non gli è completamente asservita.

Noi ci troviamo dentro questo doppio movimento, e ci auguriamo di trovare molti compagni di strada per questa lunga e difficile battaglia.