La questione ambientale

Il grido dei poveri e il grido della terra sono indissolubilmente legati. L’errore della sinistra e dei Verdi è stato separarli: la sinistra si è occupata dello sfruttamento del lavoro e dei poveri, ma ha ignorato il vincolo delle risorse; i Verdi e le associazioni ambientaliste (non tutte e non sempre) si sono occupati dello sfruttamento della terra ma hanno sistematicamente evitato di fare i conti con lo sfruttamento del lavoro. Questa divisione non ha permesso di contrastare la distruzione della natura operata dal capitale e dalle multinazionali, soprattutto nella fase attuale della globalizzazione neoliberista e della concentrazione monopolistica.

Il cambiamento climatico e la diminuzione della capacità protettiva dell’ozono, l’inquinamento dell’acqua, dell’aria e dei suoli, le piogge acide e il taglio delle foreste vergini per coltivare soia e allevare bestiame sono elementi che pesano sulla vita delle persone, in particolare su quella dei meno abbienti. Ma al mercato interessa solo l’efficienza del processo di produzione, la ricchezza monetaria, e il profitto monopolistico d’impresa.

Le scelte dei governi locali e nazionali, anche di quelli che si qualificano di sinistra, ci impongono una seria domanda: quale mondo stiamo costruendo o, piuttosto, distruggendo?

Non possiamo riempirci la bocca con dichiarazioni ambientaliste e, allo stesso tempo, svolgere politiche che contribuiscono al degrado della vita e della natura, allo sperpero di energia e di risorse scarse essenziali.